Varanasi, India - 14 marzo 2016

“Om Namah Shivaya…Om Namah Shivaya…Om Namah Shivaya” (letteralmente in sanscrito “mi inchino a te Shiva”) è il mantra più diffuso, ascoltato e ripetuto ovunque a Varanasi, la casa di Shiva, la città sacra secondo gli Hinduisti, il posto dove andare a morire facendosi cremare per interrompere il ciclo delle rinascite e ricongiungersi direttamente con l’universo e il cosmo creato dal Dio Shiva liberando l’anima in cielo.

C’è un solo posto dove avviene questo, il Manikarnika Ghat, uno dei tanti Ghat (parola derivante dal termine inglese “gate”) che danno accesso al Gange, il fiume sacro, il fiume della vita, mama Ganga, dove ogni Hinduista si immerge nelle sue acque per purificare l’anima ed essere perdonato dai peccati.

Quando si arriva al Manikarnika Ghat l’atmosfera è surreale, non si ha assolutamente la sensazione di stare in un posto macabro dato che vengono bruciati dei corpi senza vita. Le cerimonie che si susseguono ininterrottamente da mattina a sera, 24h su 24h, tutti i giorni da secoli, vengono svolte in un clima di estrema normalità, sotto gli sguardi di passanti, curiosi, turisti, animali vaganti, bambini e ovviamente dei familiari dei defunti, tutti affaccendati in qualcosa, chi passa di lì, chi trasporta qualcosa, chi vende, chi pulisce, chi mendica, chi beve chai (il tipico thè indiano a base di latte), chi chiacchiera, chi lavora, chi gioca, insomma una cerimonia estremamente sacra per il suo significato in un contesto estremamente normale e quotidiano nella vita di tutti i giorni a Varanasi.

Dopo un po’ che si assiste alle cerimonie, poiché ne avvengono 4/5 in contemporanea, si comincia a capire il rito, la successione delle azioni, poi più di qualcuno si avvicina per dare spiegazioni, a volte col secondo scopo di chiedere un’offerta con la scusa dell’acquisto di legna per quelli che non se lo possono permettere. Si può stazionare tranquillamente sui gradini del Ghat o su delle terrazze nei dintorni per una vista panoramica delle pire di legno infuocate sulla riva del Gange, si osserva quello che accade a volte immersi dalla fuliggine portata dal vento, lontani dai clacson di una città frenetica, caotica, tentacolare, con la curiosità che si può avere per una cosa mai vista prima ma soprattutto con le riflessioni che ognuno è portato a fare per quello che sta assistendo e per quello che pensa in relazione al concetto di morte e di cosa, eventualmente, può esserci dopo. La credenza Hinduista vuole che facendosi cremare nella città di Varanasi si interrompa il ciclo delle rinascite liberando così l’anima in cielo che si va a ricongiungere direttamente con Shiva, con l’universo da lui creato. Nessuna reincarnazione, nessun nuovo ciclo terreno. Varanasi, ultima fermata.

 

VARANASI

ULTIMA FERMATA

​© 2020 by Stefano Tomassetti

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